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Quaresima 2004

… in cammino verso la Risurrezione 

Sono quaranta i giorni a nostra disposizione per prepararci alla Pasqua. La Quaresima rappresenta una spia che segnala l’avvicinarsi della celebrazione annuale della passione, morte e risurrezione di Gesù: non c’è tempo da perdere, occorre provvedere i rifornimenti necessari per rimanere in carreggiata e non trovarsi, nel più bello, senza carburante (pensa alla brutta figura che hanno fatto le vergini stolte di cui parla San Matteo nel suo vangelo al capitolo 25).

La Quaresima inizia con un mercoledì speciale, detto “delle ceneri” per richiamarci il gesto che più volte la bibbia presenta quando racconta di persone che iniziano un cammino di conversione. Il sacerdote riprendendo quel gesto pone sul nostro capo un po’ di cenere accompagnandolo con le parole: “Convertiti e credi al Vangelo”.

La Quaresima prosegue poi con cinque settimane fino a giungere alla domenica delle Palme, quando Gesù entra da Re in Gerusalemme festeggiato da tutti. Inizia la settimana chiamata “santa”, quella che ci vede celebrare l’ultima cena, sostare in silenzio e in preghiera davanti al Crocifisso, gioire con gli apostoli il giorno della Risurrezione del Signore.

La Quaresima è come un nodo al fazzoletto che ci ricorda ciò che ci fa crescere, ciò che costruisce il bene nostro e dell’umanità.

Carissimo educatore,

Qui di seguito trovi alcuni suggerimenti per aiutare i ragazzi che segui a vivere bene la Quaresima. Sono cinque passaggi che prendono lo spunto da alcuni segni che incontrerai nel cammino verso la Pasqua.
Ricordati: sono suggerimenti, il cammino con i tuoi ragazzi lo devi fare tu, a loro misura! Auguri. 

Le ceneri

Non ci piace molto la cenere. Ci fa venire in mente rovine, catastrofi, incendi. L’imposizione delle ceneri il mercoledì santo all’inizio della Quaresima ci può addirittura sembrare un gesto fuori moda, antiquato. 

Nei primi secoli della storia del Cristianesimo questo segno esprimeva il cammino quaresimale dei “penitenti”, ossia dei peccatori che si preparavano alla riconciliazione al termie della Quaresima. Con la cenere sul capo si presentavano davanti alla comunità e domandavano pubblicamente perdono dei peccati. Più tardi, quando la confessione dei peccati non era più fatta davanti a tutta la comunità, venne spostato all’inizio della Quaresima: tutta la comunità riconosceva il proprio peccato e si sentiva aiutata da questo gesto nel suo cammino di conversione.

Prendi un po’ di cenere e ponila in un grande recipiente. Metti accanto alcuni bigliettini bianchi. Ogni sera pensa alla tua giornata e quando scopri qualcosa, qualche atteggiamento, qualche modo di fare, qualche parola che intristisce la tua vita e la rende brutta scrivilo su un bigliettino e seppelliscilo nella cenere.

“Quanto mi facevano orrore i lebbrosi!

Era forse per una vecchia abitudine presa in chiesa dove i lebbrosi erano considerati come immagine del peccato, era per il loro forzato isolamento, era a causa dei miei che avevano paura del contagio, il fatto si è che io non potevo sopportare la vista di un lebbroso e per tutto l’oro del mondo non avrei osato toccarne uno. Cacciavo addirittura il pensiero quando immaginavo che ne avessi potuto incontrare uno.
E invece lo incontrai. E la strada era così stretta che avrei  dovuto incrociarlo …  meno che fossi fuggito. Me ne venne la voglia e come, ma il ricordo del crocifisso  di San Damiano mi bloccò la fuga. Rimasi immobile in mezzo alla strada. Il lebbroso veniva avanti adagio, adagio, vestito di stracci. Mi tese le mani fasciate e mi fissò con una dolcezza e umiltà dolorosa. Mi ricordai in quel momento del crocefisso di San Damiano e mi parvero gli stessi occhi che mi guardassero. Non so proprio cosa poté capitarmi. Feci un salto ed abbracciai il lebbroso, baciandolo sulla bocca. Il lebbroso si mise a piangere e io piangevo con lui. Tirai fuori tutto quello che avevo e glielo donai. Ma era nulla in confronto a quello che mi aveva dato lui, fatto vedere lui in quel momento, in quel bacio. Avevo toccato il vestiti stupendo di colei che avrei sposato per sempre: Madonna Povertà!” (Carlo Carretto, Io Francesco, Padova 1980)

L’elemosina e il digiuno

La quaresima ci ricorda che non siamo soli, ogni giorno abbiamo a che fare con tante altre persone. È dunque importante imparare a pensare agli altri, imparare a condividere la nostra stessa vita.

Se guardiamo al mondo e alla storia in cui viviamo ci accorgiamo subito che è segnato dall’ingiustizia: le persone non sono tutte uguali. C’è infatti chi sta male per aver mangiato troppo e chi muore di fame. Non dimentichiamoci che viviamo in un mondo caratterizzato dall’ingiustizia: le ricchezze sono nelle mani di pochi fortunati (questi pochi fortunati siamo noi). 

L’elemosina rappresenta il nostro impegno e il nostro desiderio di ristabilire la giustizia. Non è dare agli altri qualcosa di nostro, né tanto meno rinunciare a qualcosa, ma condividere con chi ha meno di noi le fortune che possediamo. 

Accanto all’elemosina vi è il digiuno. Digiunare significa infatti togliere qualcosa dalla nostra vita per mettervi qualcosa di più importante ancora. A te non viene richiesto di rinunciare al cibo, ma di trovare il tempo da dedicare a Dio e a chi ha bisogno, togliendolo da altre occupazioni come ad esempio dal guardare la TV, oppure dal giocare alla play station, oppure … 

Interrogati su cosa fai di bene per gli altri. Prepara una bussola che puoi ricavare da un vasetto di vetro facendo un foro nel coperchio o da una scatola. Ogni volta che fai qualcosa di bene per gli altri scrivilo su un bigliettino e ponilo nella bussola assieme ai tuoi risparmi in favore dei più poveri. Con i tuoi amici scegli tu a chi destinare i tuoi risparmi per i poveri assieme alle tue buone azioni.

Lettera a tutti i bambini del mondo

Voglio che sappiate della nostra sofferenza, quella dei bambini di Sarajevo. Sono ancora piccola, ma sento che ho vissuto cose che molti adulti non conosceranno mai. Non pretendo di preoccuparvi, ma voglio che sappiate che io stavo in un territorio occupato dai serbi quando mia madre ed io fummo messi in una lista per essere eliminate voi che avete una vita normale non potete capire queste cose, e nemmeno io, fino a che non le ho vissute.

Mentre voi avete frutta, cioccolatini e caramelle, qui strappiamo l’erba per poter sopravvivere. La prossima volta che mangiate qualcosa di saporito, per favore, pensate ai bambini e alle bambine di Sarajevo.

Mentre siete al cinema o ascoltate musica, noi fuggiamo nelle cantine o sentiamo il sibilo delle mitragliatrici. Mentre ridete e vi divertite, noi piangiamo e desideriamo che il terrore passi presto. Mentre godete dei vantaggi  dell’elettricità e dell’acqua corrente e vi lavate, noi chiediamo a Dio che piova e così avere acqua per bere.

Non c’è film che possa mostrare veramente la sofferenza, la paura, il terrore in cui viviamo. Sarajevo è ricoperta di sangue e le tombe spuntano dappertutto. Vi chiedo, a nome dei bambini della Bosnia, di non permettere che questo succeda né a voi né a nessuno in nessun altro luogo. (Edina, 12 anni, di Sarajevo)

L’ulivo

La domenica delle palme ci viene consegnato un ramo di ulivo per ricordare l’ingresso di Gesù, re di pace, in Gerusalemme.

Per noi oggi l’ulivo è un simbolo di pace, un invito a diventare uomini di pace. 

Il Vangelo ci ricorda che la pace è dono di Gesù Risorto. È lui il maestro da cui imparare a vivere l’amore, anche per il nemico.

Pace significa trovare il positivo che ci circonda e farlo vedere a tutti. Questo perché noi siamo tentati più facilmente di vedere il male e fatichiamo ad accorgerci che il bene c’è e sta crescendo. Lo esprime bene il proverbio: “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.

Pace significa ricordare il bene e dimenticare il male. Pace significa far crescere il bene e seppellire nella dimenticanza il male. San Paolo in una sua lettera dice che tutto è importante, ma più importante di tutto è la carità: l’amore di Dio per noi non avrà mai fine. A partire di qui possiamo lavorare per la pace e la giustizia. Dio con noi fa così: il bene che facciamo non lo dimentica, ma appena può cerca di dimenticare il male perché vale nulla.

Cerca un ramo di ulivo o una palma e piantala in un vaso perché stia in piedi. Se trovi una pianta d’ulivo meglio ancora. Procurati dei piccoli cartoncini e uno spago. Ogni volta che scopri una qualità positiva  di un tuo amico o di una persona che conosci, oppure scopri qualcosa di bello che può aiutare la pace, scrivilo o incollalo su un cartoncino e legalo al ramo di ulivo.

Molto tempo fa un giovane discepolo arriva  a casa del suo maestro e gli dice:
-         Senti maestro, un tuo amico stava parlando male di te
-         Aspetta – l’interrompe il maestro – hai già fatto passare per i tre filtri quello che racconti?
-         I tre filtri?
-         Sì. Il primo è la verità. Sei sicuro che quello che vuoi dirmi è assolutamente vero?
-         No, l’ho sentito raccontare da alcuni vicini.
-         Almeno l’avrai fatto passare per il secondo filtro, cioè la bontà: quello che desideri dirmi è buono per qualcuno?
-         No, in realtà no. È il contrario.
-         L’ultimo filtro è la necessità. È necessario farmi sapere quello che ti inquieta?
-         A dire il vero no.
Allora – disse sorridendo il saggio – se non è verità, né buono, né necessario, seppelliamolo nella dimenticanza

L’acqua

La Quaresima inizia con il segno delle ceneri, ma termina con quello dell’Acqua la veglia di Pasqua. La cenere sporca e l’acqua pulisce. 

L’acqua è il segno del Battesimo. Ci ricorda tanti momenti della storia della salvezza: Mosé il salvato dalle acque, il passaggio del mar rosso, il Battesimo di Gesù al Giordano, la lavanda dei piedi …

L’acqua sazia la sete, pulisce, rende belli, purifica, ci rinfresca nei giorni di calura, è fonte di vita per i campi, senza di essa nulla cresce, è una forza straordinaria (pensa alle centrali idroelettriche. Veramente l’acqua è la ricchezza più apprezzata del pianeta terra. Senza di essa sarebbe un pianeta morto.

Per noi cristiani l’acqua è un simbolo di affetto con il quale Dio ha voluto purificarci, appagare la nostra sete e farci rinascere nel mistero della Pasqua di Gesù

Il giorno del Battesimo il seme della Parola di Dio è sceso nella tua vita. Esso ha bisogno di essere alimentato per crescere. Poni alcuni semi di grano in una ciotola con terra fertile, poni la ciotola in un luogo caldo e ricordati ogni giorno di aiutare la crescita del seme con alcune gocce d’acqua. Pensa e rinnova gli impegni che il giorno del Battesimo i tuoi genitori hanno assunto a nome tuo. La cura per quel piccolo seme rappresenta l’impegno che tu vuoi mettere nel curare la tua vita spirituale. Il germe della fede che il giorno del Battesimo Dio ha posto nella tua vita è nelle tue mani: a te alimentarlo giorno dopo giorno.

Le promesse battesimali

Rinunciate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio? Rinuncio.
Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato? Rinuncio
Rinunciate a satana, origine e causa di ogni peccato? Rinuncio.
Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra? Credo
Credete in Gesù Cristo, suo unico figlio, nostro Signore, che nacque da Maria vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Credo.
Credete nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la Risurrezione della carne e la vita eterna? Credo
Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore. Amen.

La Croce

Non vi facciamo caso abituati come siamo a vedere la croce in Chiesa o nelle nostre case, ma la croce è un vero pulpito dalla quale Gesù ci spiega con grande forza chi è Dio. La croce riassume tutto il Vangelo. Essa ci presenta un Dio che ha voluto vincere il male con il proprio dolore, un Dio vicino all’uomo.

Il segno della croce che facciamo sovente su di noi è una vera e propria professione di fede: Dio ci ha salvati nella croce di Cristo. Facendo quel segno diciamo a noi stessi: siamo battezzati, siamo di Cristo, egli è il nostro salvatore.

Silenzio, preghiera, abbandono, fiducia, amore … sono tanti i significati di quel segno che ci ricorda quanto è grande il nostro Dio. Sulla croce Gesù ha detto al Padre “Perdonali …” 

Oggi quando si parla di croce subito vengono in mente sofferenze che tormentano molte persone. Con i tuoi amici interrogati su chi sono i crocifissi di oggi. Costruisci poi una grande croce e inchioda su di essa i crocifissi di oggi ritagliando articoli e fotografie dai giornali. Ogni sera poi fermati sotto la Croce con la Madonna e San Giovanni, fai con calma il segno della Croce e ascolta cosa hanno da dirti i crocifissi di oggi, leggi le loro esperienze, prega con loro, sentiti loro vicino.

La preghiera è ciò che dà gusto alla quaresima perché in questo modo ti senti accanto a Gesù che prega. Con la tua preghiera ti unisci alla preghiera di Gesù che chiede al Padre il coraggio di vivere da protagonista quanto gli accadrà. La preghiera è il modo migliore per dire a Dio la tua disponibilità a seguire quanto lui ha detto nel vangelo. Prega dunque personalmente e con i tuoi amici.

Il silenzio è necessario per non perderci nel caos della nostra storia e della nostra vita.

Il fuoco

Nella festa di Pentecoste ricordiamo lo spirito santo che scende come una folata di vento impetuoso e lingue di fuoco che si posano sui discepoli della prima comunità cristiana. Il fuoco è divenuto simbolo della presenza di Dio.

Il Sabato Santo la grande Veglia in cui tutti i cristiani si ritrovano per celebrare la Pasqua inizia con l’accensione del fuoco e la luce che si propaga fino ad illuminare tutte le persone circostanti. Gesù lo ha detto a più riprese: “io sono la luce del mondo”. 

Ogni sera accendi una candela e in silenzio prega. Racconta a Dio la tua giornata, quello che hai fatto di bello e chiedi perdono di quanto hai compiuto di brutto. Gesù vuole che tu sia come la luce: ha bisogno di te per rendere luminoso ogni angolo di mondo.

Tante volte Ti ho chiesto Signore: 
Perché non fai niente per quelli che muoiono di fame? 
Perché non fai niente per quelli che sono malati? 
Perché non fai niente per quelli che non hanno una casa? 
Perché non fai niente per quelli che subiscono ingiustizie? 
Perché non fai niente per quelli che sono vittime della guerra? 
Perché non fai niente per quelli che non ti conoscono?
Io non capivo, Signore. 
Allora Tu mi hai risposto: io ho fatto tanto, io ho fatto tutto quello che potevo fare, io ho creato te!
Adesso capisco, Signore: io posso sfamare chi ha fame, io posso visitare i malati, 
io posso adoperarmi per chi non ha una casa, io posso combattere le ingiustizie, io posso creare la pace,
io posso fare conoscere Te. Ora Ti ascolto, Signore.
Ogni volta che incontro il dolore Tu mi chiedi: perché non fai niente?
Aiutami, Signore, ad essere le Tue mani.

NOTA PER L’UTILIZZO DELLE SCHEDE

Queste schede non sono da dare in mano ai ragazzi, ma servono agli educatori!Ogni gruppo di ragazzi ha una sua originalità che solo la saggezza dell’educatore può aiutare a maturare. Le quattro schede che proponiamo vogliono essere semplicemente degli spunti

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