Avvento 2011
... e vide una grande luce.
Ciao ragazzi, mi presento: sono Lume, la lanterna dell’Attesa.
Sono una luce semplice, nata prima delle vostre lampadine moderne e dei led che rischiarano oggi le vostre case. Per essere sincera… la luce non sono io: io servo alla luce, la ospito dentro di me. Le mie pareti proteggono la fiamma, perché l’aria non spenga la candela e… restiamo tutti al buio.
Il buio non mi piace, ho paura quando si spegne la mia amica candela… Se non c’è luce non posso vedere tutte le meraviglie che mi stanno intorno, neanche i vostri occhietti sorridenti.
E voi, preferite la luce o il buio?
In queste settimane di Avvento che vivremo insieme mi piacerebbe essere al centro dei vostri pensieri. Ogni domenica potrete decorare uno dei miei vetri con la Parola del Vangelo che risuonerà nelle vostre settimane, ovunque voi siate. E alla fine dell’attesa sarà chiaro a tutti che è la Parola di Gesù che illumina le nostre vite se vissuta con amore e coerenza, nella semplicità del cuore.
Pensate a me come all’amica che vi porta a Gesù che nasce, come alla compagna di questa bella strada che vi condurrà davanti alla Grotta del Bambino.
Laggiù sì, troverete la Luce vera!
Che la Luce della Speranza illumini la vostra strada verso il Natale!

Progetto di solidarietà in collaborazione con la Caritas diocesana
C’è modo e modo di lavorare…
Perché parlare di lavoro a voi ragazzi? A prima vista sembra una realtà lontana, che non vi tocca. Eppure la vostra vita dipende strettamente e concretamente dal lavoro dei vostri geni-tori. Certo, vi sarà capitato, su richiesta, di dover fare qualche lavoretto; oppure qualcuno di voi ha già in mente il lavoro che vorrebbe fare da grande… Ebbene, c’è modo e modo di af-frontare il lavoro. Leggete questa storiella: «Durante la costruzione di una cattedrale medie-vale, a tre tagliatori di pietre fu rivolta a turno la stessa domanda: “Che cosa stai facendo?”. “Come vedi, sto tagliando pietre”, replicò il primo in tono seccato. Il secondo rispose: “Mi guadagno la vita per me e la mia famiglia”. Ma il terzo disse con gioia: “Sto costruendo una grande cattedrale!”».
Guardatevi intorno: certi adulti vivono il lavoro come un dovere, spesso faticoso o noioso, di cui farebbero volentieri a meno, perché sono convinti che la vita sia altrove (vacanze, sport, amici…) e passano molto tempo a lamentarsi. Altri, invece, lo concepiscono come fosse l’unica ragione di vita (la carriera, il successo, tanti soldi…), sacrificando ad esso tutto il re-sto, inclusi gli affetti. Esistono altri modi di vivere il lavoro? Sì, c’è un modo cristiano! Per scoprirlo guardiamo a come ha lavorato Dio… Lui, l’Onnipotente, non se n’è stato con le mani in mano. Per sei giorni ha lavorato sodo, creando tutto ciò che esiste. E ne fu molto contento! Così anch’io, quando creo qualcosa di bello e di buono, quando custodisco e miglioro il mondo in cui vivo portando crescita e sviluppo, proseguo il lavoro di Dio. Dunque lavorare non serve solo a guadagnare uno stipendio per poter vivere, ma è fondamentale per realizzarsi come persone, sviluppando le proprie capacità e mettendole al servizio degli altri.

La famiglia: il lavoro e la festa.
Questa riflessione sul lavoro si inserisce e prepara un evento molto speciale: il 7° Incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano il prossimo anno, dal 30 maggio al 3 giugno 2012. Si tratta di un grande appuntamento che ogni tre anni convoca il Papa per celebrare la Famiglia come dono di Dio per l’umanità. Riunisce centinaia di migliaia di famiglie provenienti da tutto il mondo per pregare, dialogare, imparare, condividere le loro esperienze. Questo grande evento avrà come tema: “La famiglia: il lavoro e la festa” e Benedetto XVI presiederà i momenti principali del programma.
Cuneo può essere coinvolta direttamente in questo avvenimento: la nostra diocesi si è in-fatti proposta agli organizzatori per un eventuale gemellaggio e ospitalità, nei giorni prima del convegno, di famiglie provenienti dai cinque continenti (tipo GMG), e di sicuro molte nostre famiglie parteciperanno all’Incontro di Milano. Anche perché, diciamocelo, quando mai ricapiterà di averlo più vicino di così? Ecco le sedi degli anni precedenti: la prima edi-zione, voluta da Giovanni Paolo II, si tenne a Roma nel 1994, seguita poi da Rio de Janeiro (Brasile, nel 1997), di nuovo Roma (Italia, 2000), Manila (Filippine, nel 2003), Valencia (Spagna, la prima con Benedetto XVI, nel 2006), Città del Messico (Messico, 2009).
Per maggiori informazioni o curiosità consultate il sito ufficiale www.family2012.it. Chi fosse interessato a partecipare contatti l’Ufficio Famiglia di Cuneo ai recapiti indicati in copertina.

La crisi del lavoro
Il lavoro è fortemente condizionato dal tempo in cui viviamo. Purtroppo, se ci guardiamo intorno, vediamo che oggi il mondo del lavoro è segnato da tante difficoltà, aggravate ancora di più dalla crisi economica: la disoccupazione e la perdita del lavoro sono l’emergenza più grande. Ma altre parole, un po’ difficili (e che potete farvi spiegare dai vostri genitori), descrivono l’attuale situazione: precarietà, flessibilità, mobilità, delocalizzazione, lavoro nero, mobbing… Forse penserete: siamo piccoli, cosa c’entriamo noi con questi discorsi da adulti? È vero, ma è importante anche cominciare a capire come gira il mondo in cui state crescendo perché, studiando con impegno, voi state preparando, un po’ alla volta, il vostro futuro di uomini e di donne… e di lavoratori.
Torniamo alle difficoltà, che riguardano tante, tante persone. Persone anche a noi vicine. Chi di voi non conosce qualcuno con un fratello grande che ha finito gli studi e non riesce a trovare il lavoro che gli piace, un “posto fisso”, o anche solo un lavoro qualsiasi? O un papà (o la mamma) che ha paura di perdere il suo posto di lavoro, di esser trasferito lontano da casa? O un vicino di casa che è stato licenziato ed è ancora troppo giovane per aspettare la pensione? E poi, cosa dire degli immigrati che lasciano la famiglia e il loro Paese di origine, affrontando viaggi massacranti e pericolosi, solo per cercare un lavoro in Europa? Trovandosi poi a fare un lavoro manuale (magari sfruttato, sottopagato e senza assicurazione) che nessuno di noi sarebbe più disposto a fare… Non possiamo restare a guardare o fare finta di niente. È una situazione che ci interpella.

il progetto della Caritas
La Caritas ha dunque scelto, in questo Avvento, di sensibilizzare le nostre comunità sulle povertà causate dalla crisi del lavoro. Lo sapete che a Cuneo, nei primi sei mesi di quest’anno, tra le persone (italiani e stranieri) che per la prima volta hanno bussato alle porte della Caritas, 8 su 10 non hanno un lavoro?
E senza lavoro non solo non si può mantenere una famiglia, o pagare l’affitto della casa, ma si è anche tristi e scoraggiati: ci si sente inutili! Per questo diventa importante non solo riflettere sulla situazione del lavoro nel nostro territorio, ma anche insieme capire come dare sostegno e speranza a queste persone. Ecco un’idea o, meglio, un progetto vero e proprio, che si realizzerà grazie alle offerte raccolte in questo Avvento e alla generosità di tanti amici che si faranno avanti: creare un “Fondo di solidarietà Famiglia e Lavoro”, cioè un “serbatoio” di denaro da cui attingere per aiutare quei giovani e quelle famiglie che abitano nelle nostre parrocchie e che vivono il dramma della disoccupazione, o perché non riescono a trovare lavoro, o perché il lavoro l’hanno perso. Con quel denaro, infatti, si creeranno delle Borse di studio/lavoro (cioè dei premi e delle facilitazioni) per le persone in difficoltà economica che se lo meritano, perché disposte ad impegnarsi per imparare e provare a fare un nuovo lavoro, che in futuro potrà garantire loro uno stipendio.




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